Lettera 1391 pubblicata il 7 luglio 2026
COS’È QUINDI LO STATO DI NECESSITÀ PER I FEDELI?
UNA RIFLESSIONE DI CHRISTIAN MARQUANT
IN OCCASIONE DEL 19° ANNIVERSARIO
Della promulgazione del motu proprio
SUMMORUM PONTIFICUM
C’è un argomento che viene raramente affrontato sia dai canonisti che dai teologi e ancor meno dai pastori: i fedeli hanno forse delle esigenze a cui la Chiesa non avrebbe dato risposta?
È vero che per rispondere a questa domanda bisognerebbe prima porsela… cosa non semplice in un mondo ecclesiastico così lontano dalla realtà da ignorare il più delle volte l’«odore» dei propri fedeli, come diceva Papa Francesco. Ma perché? Perché dobbiamo ammettere che questi chierici non sono persone di scarsa intelligenza o addirittura di intelligenza media?
L’unica risposta che mi viene in mente dopo diversi decenni di osservazione è quella della negazione consapevole. Per negazione consapevole intendo quella posizione intellettuale che si auto-rafforza con la certezza che questi cosiddetti fedeli bisognosi (tradizionalisti, ovviamente!) semplicemente non esistano…
Certo, questi ecclesiastici non sono però così stupidi e sono capaci di fare qualche esercizio mentale per rimettersi in piedi… Conoscevo particolarmente bene uno di loro, monsignor Éric Aumônier, quando era vescovo di Versailles, diventato maestro in quest’arte. Era così che poteva ripetere a più non posso: «Certo, esistono alcuni di questi fedeli che reclamano la Messa secondo il rito antico, ma quelli non sono altro che manipolatori, trotskisti che con la loro agitazione di gruppuscoli vogliono farci credere di essere numerosi mentre non sono nulla: ecco la trappola in cui non dobbiamo cadere». Andate per la vostra strada, non c’è niente da vedere!
Purtroppo questa posizione intellettuale si è diffusa a macchia d’olio in quasi tutto il mondo ecclesiastico e vi costituisce ormai una doxa indiscutibile. È anche e soprattutto una comoda certezza: poiché questi richiedenti non esistono, non c’è bisogno di incontrarli, di parlare con loro, di dialogare con loro, di tenerne conto… Uff, e Deo gratias!
Ma con il passare degli anni questa posizione diventa sempre più difficile da sostenere. Non solo alla luce dei grandi raduni come quello di Chartres, che per loro sarebbe piuttosto un esempio di manipolazione dei giovani da parte di alcuni vecchi reazionari, come pensano la maggior parte dei vescovi francesi (ricordo uno di loro che ripeteva all’infinito davanti all’immensa colonna di pellegrini: «manipolazione! manipolazione! manipolazione…»
Chartres, ma anche ormai le decine di raduni simili che si svolgono in tutte le province della Francia… poi in Europa e persino nel mondo con un’ampiezza crescente, per non parlare del pellegrinaggio internazionale Summorum Pontificum a Roma. In effetti, diventa sempre più difficile negare la realtà. Ma ai negazionisti della realtà resta comunque un’ultima risorsa: tutte quelle persone manipolate nelle grandi manifestazioni non si ritroverebbero poi sul campo. Si tratta, in sostanza, di una messinscena orchestrata ad arte, composta da attori manipolati e non da fedeli che esprimono le richieste e le esigenze dei fedeli di fronte a delle necessità.
Eppure numerosi esempi contraddicono questa ultima negazione. Prendiamo ad esempio la richiesta dei fedeli di Saint-Germain-en-Laye di poter beneficiare di una liturgia tradizionale.
La loro storia è più che esemplare e ha inizio oltre 35 anni fa, nel 1991, quando un vicario generale di Versailles accusò la comunità di Port-Marly di accogliere al suo interno (horresco referens!) cattolici provenienti dalla parrocchia di Saint-Germain-en-Laye… Il che, del resto, era assolutamente vero.
Fu così che molte di queste fedeli si rivolsero naturalmente ai loro parroci di Saint-Germain per chiedere una celebrazione tradizionale nella propria parrocchia, poiché al vicario generale sembrava anomalo che frequentassero una parrocchia diversa dalla propria. Ma la negazione è spesso contraddittoria, poiché dopo aver accusato i fedeli di Saint-Germain di recarsi a Port-Marly, ecco che i successivi parroci di Saint-Germain contestarono l’esistenza stessa di questi fedeli e quindi la legittimità della loro richiesta.
Se non fosse stato per la perseveranza quasi soprannaturale di cattolici particolarmente coraggiosi – come dimenticare il nostro amico Bertrand du Boullay che in questa lotta ha ricevuto tanti insulti e tanto disprezzo – i negazionisti avrebbero potuto controllare a lungo la situazione (Arrivarono persino a lasciare che un’assemblea domenicale applaudisse la loro politica di esclusione).
Ma come si suol dire, non si può nascondere la natura (e la realtà), che torna al galoppo. Fu così che nel 2018 alcuni fedeli decisero di venire a pregare ogni settimana con calma nella chiesa di Saint-Germain per far capire che esistevano: era partita l’ondata «math/7/7» «Bussate e vi sarà aperto».
Non si può immaginare quanto queste preghiere insistenti possano avere effetto sul cuore di Dio, attraverso le reazioni dei nemici della pace. Queste semplici preghiere hanno provocato grida di indignazione e urla isteriche, come se quei fedeli avessero profanato la chiesa.
La situazione era questa quando scoppiò la crisi del Covid. Lungi dall’interrompere la tenacia dei fedeli, essa li incoraggiò a raddoppiare l’ardore e, per la prima volta, nel giugno 2020, fu celebrata una messa tradizionale davanti alla cappella di Saint-Louis dell’antico ospedale di Saint-Germain-en-Laye. Quella messa riunì più di 150 fedeli e lasciò il segno: a Saint-Germain esistevano quindi davvero dei fedeli visibili, tangibili se così si può dire, che desideravano vivere la loro fede cattolica al ritmo della liturgia tradizionale.
Iniziarono così queste celebrazioni di messe «non autorizzate» che, ogni domenica e nei giorni festivi, d’estate come d’inverno, con il sole o con la pioggia, riunivano in media 100 fedeli (garantendo un’offerta di 250 € per celebrazione, cosa importante da far sapere ai responsabili del culto).
Non racconterò qui tutti i colpi bassi che sono stati tentati per porre fine a questa straordinaria situazione, poiché in realtà non sono serviti a nulla. I fedeli sono del resto grati alle autorità prefettizie, comunali e di polizia, interpellate dai nostri parroci, per aver mantenuto la calma e la serenità e per non essere mai intervenute in una questione strettamente interna alla Chiesa cattolica, che non turbava in alcun modo l’ordine pubblico.
Quello che è seguito è stato miracoloso ed esemplare. Nel febbraio 2023, ciò che fino ad allora era considerato impossibile è diventato parzialmente possibile: Mons. Crepy, il nuovo vescovo di Versailles, concesse finalmente l’istituzione di una messa tradizionale nella cappella delle Francescane di Saint-Germain, nonostante i termini dello sconcertante motu proprio Traditionis Custodes che, nel suo autismo, continuava a credere che i fedeli non esistessero e quindi che non avessero bisogni
Il miracolo fu che in una parrocchia, dove il clero affermava con forza da oltre 30 anni che i richiedenti non esistevano, si costituì una comunità che riunisce in media 150 fedeli.
Fu provvidenziale che alcuni fedeli della prima ora non accettassero una soluzione che giudicavano instabile e preferissero continuare a partecipare alla Messa all’esterno, davanti alla cappella dell’ospedale, fino all’instaurazione di un accordo completo, chiaro e leale, continuando a riunire, sia d’inverno che d’estate, una comunità media di 35 fedeli (con un’offerta media di 135 €) ...
Ma la storia non finisce qui, e come per vie indirette il dialogo che non era mai riuscito a instaurarsi pienamente e lealmente si realizzò all’improvviso, per grazia del Signore. I fedeli «fuori le mura», il parroco di Saint-Germain e il vicario generale della diocesi trovarono un terreno d’intesa tutto sommato piuttosto semplice: garantire la messa tutto l’anno (estate compresa), assicurare le «piccole feste» e consentire i battesimi e i funerali.
Da quel giorno le due comunità amiche si sono fuse, l’orario della Messa è passato dalle 11:30 alle 10:30, un orario più adatto alle famiglie, e ora sono in media più di 200 i fedeli che pregano in pace e comunione ogni domenica nella cappella delle Francescane.
Alcuni diranno che il caso di Saint-Germain è eccezionale.
Si sbagliano, perché nel 2007, quando Benedetto XVI pubblicò il motu proprio Summorum Pontificum, di cui oggi celebriamo il 19° anniversario, in Francia si fecero avanti più di 700 gruppi di richiedenti; sebbene ad oggi solo un centinaio di essi siano stati ascoltati, mentre gli altri si sono trovati davanti porte chiuse all’amore, alla carità e al dialogo.
Ma, diranno i più accaniti oppositori della pace, sono solo parole. A loro risponderemo: dal 1976 in Francia sono stati condotti più di 30 sondaggi tra le persone che si considerano cattoliche, per cercare di capire quali potessero essere le loro aspettative liturgiche nella Chiesa cattolica di oggi. I risultati forniscono risposte sorprendentemente costanti:
- Il 30% dei fedeli desidera vivere la propria fede cattolica nella propria parrocchia secondo il ritmo della liturgia tradizionale.
- Il 60%, che chiameremo i «cattolici di buon accoglimento», non vede alcuna obiezione alla richiesta dei precedenti.
- E solo il 10%, ovvero i sopravvissuti o i discendenti di coloro che ci hanno cacciato dalle nostre parrocchie negli anni ’60, vi si oppone…
Quindi sì, è chiaro che i fedeli hanno delle aspettative e che per loro è urgente e NECESSARIO che la Chiesa li ascolti e li ami.



